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Inside out: il film d'animazione sul cervello

Inside out: il film d'animazione del cervello

Inside out, il film d’animazione che spiega ai bimbi le emozioni, la struttura del cervello, la memoria e i sogni. Divertente e istruttivo anche per i grandi!

 Creatività sorprendente quella dei realizzatori di Inside out (Disney - Pixar, 2015) che sono stati capaci di rappresentare in maniera brillante ed esaustiva gli aspetti più rilevanti della mente umana. Fantasia saldamente ancorata alla realtà mista a un repertorio di concetti resi in maniera chiara e divertente fanno di Inside out un cartone animato particolarmente istruttivo, un compendio realistico e divertente sul cervello umano: in viaggio tra memoria a breve e a lungo termine, immaginazione, sogni e subconscio, i bambini imparano a rapportarsi alle proprie emozioni e ad affrontare concetti anche molto complessi.

 

Le emozioni

Anatomia, fisiologia, psicobiologia si muovono invisibili su un background colorato e organizzatissimo diretto dai cinque protagonisti: Gioia, Tristezza, Disgusto, Rabbia e Paura. I nomi vi ricordano qualcosa? Ebbene sì, sono le emozioni. Le emozioni di una bambina di undici anni, Riley, che di punto in bianco si trova a dover fare i conti con un cambiamento radicale nella sua vita: il trasferimento in un’altra città.

Attraverso le diverse scene, veniamo a contatto con la parte più profonda del suo essere, una sorta di introspezione psicologica visiva: grazie alle emozioni, siamo in grado di vedere cosa c’è e soprattutto cosa accade nel cervello di Riley.

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Il cervello e la sua organizzazione

Protagonista tra le emozioni è Gioia: la forza dirompente che dirige ogni azione di Riley dal primo inconsapevole sorriso della sua vita al tentativo di trovare un istante felice in ogni situazione. È Gioia a spiegarci il funzionamento del quartier generale, il posto dove le emozioni controllano i pensieri e le azioni dell’undicenne attraverso una tecnologica console. Il quartier generale è quello che in gergo tecnico viene definito esecutivo centrale (o working memory) ed è quel sistema complesso della memoria a breve termine che si occupa di immagazzinare le nuove informazioni e gestirle per aggiornare le conoscenze e decidere le nostre azioni.

Riley impara ogni giorno cose nuove e i suoi ricordi compaiono come piccole sfere del colore dell’emozione che li caratterizza. Le sfere si accumulano lungo gli scaffali del quartier generale e a fine giornata, quando Riley si addormenta, vengono trasferiti nell’archivio ovvero la memoria a lungo termine.

Come spiega la stessa Gioia, alcuni ricordi rappresentano momenti “superimportanti” e vengono definiti ricordi base. Ogni ricordo base alimenta un aspetto diverso della personalità di Riley qui chiamato “isola” (in sostanza i valori della vita).

A undici anni, Riley vanta l’isola dell’amicizia e quella della famiglia, l’isola dell’hockey (lo sport che pratica), l’isola dell’onestà e quella della stupidera, un insieme di riti e giochetti che hanno il solo scopo di far sorridere.

Fuori dal quartier generale

Per un evento inatteso, Gioia e Tristezza si ritrovano per la prima volta fuori dal quartier generale: è in questa seconda parte che ci avventuriamo, insieme a loro, nella parte più profonda del cervello.

Scaraventate nella memoria a lungo termine insieme ai ricordi, Gioia e Tristezza si ritrovano in una sorta di biblioteca enorme in cui i libri sono sostituiti dalle colorate sfere dei ricordi.

I primi personaggi a comparire qui sono dei funzionari deputati alla selezione delle sfere grigie: si tratta dei ricordi sbiaditi, ovvero quei ricordi non più richiamati dalla memoria che vengono simpaticamente eliminati con un’aspirapolvere. Dove finiscono i ricordi sbiaditi? In un’enorme discarica nella quale si dissolvono a poco a poco come fumo.

Ed è ciò che accade nel nostro cervello: per evitare un sovraccarico inutile e un notevole dispendio energetico, i ricordi non più richiamati vengono a poco a poco cancellati (ricordate tutti i dettagli di ogni singolo giorno della vostra vita?).

Il treno dei pensieri

Tra gli scaffali della memoria a lungo termine, salta fuori anche Bing-Bong, l’amico immaginario di Riley, e sarà lui d’ora in poi a guidare le due emozioni lungo il tragitto verso il quartier generale.

Il buffo Bing-Bong consiglia a Gioia e Tristezza di utilizzare il treno dei pensieri che percorre in varie fermate tutto il cervello prima di giungere al quartier generale.

Anche nella nostra mente, il pensiero viaggia attraverso impulsi elettrici.

Immagilandia

La prima fermata è Immagilandia, una sorta di luna park animato dalle fantasie più impensabili di Riley: la città di nuvole, la città delle patatine fritte, il mondo asilo e persino il fidanzato immaginario.

Bing-Bong incarna l’immaginazione ed esalta l’importante ruolo che essa svolge nel trovare soluzioni creative e bizzarre per far fronte ai problemi. A volte però essa esagera spingendo i nostri pensieri verso l’astrattismo. Nel film esso è rappresentato come un tunnel nel quale i tre personaggi vanno incontro ai quattro stadi che conducono agli estremi della schizofrenia e della psicosi (frammentazione non oggettiva, destrutturazione, stadio bidimensionale e stadio non figurativo).

Una volta fuori dal tunnel, i tre personaggi riescono finalmente a salire sul treno. Dall’alto della ferrovia, Bing-Bong indica il ragionamento induttivo, il déjà-vu, il pensiero critico, l’elaborazione del linguaggio. Ma non c’è tempo per fermarsi: se Gioia non ritorna al quartier generale, Riley non potrà più essere felice.

La fuga

All’improvviso il treno si ferma e tutto si spegne: Riley si è addormentata. Gioia non può aspettare tutta la notte, deve tornare in fretta al quartier generale e ristabilire l’ordine. Anche perché Rabbia, Paura e Disgusto, rimasti soli davanti alla console dei comandi, non se la cavano troppo bene: associando ogni ricordo infelice alla decisione di mamma e papà di trasferirsi a san Francisco, le tre emozioni convincono Riley a tentare una fuga per ritornare nel Minnesota. L’idea viene pescata da Rabbia e ha l'aspetto di una lampadina.

Mentre Riley cerca di raggiungere il suo scopo, crollano una a una le isole della sua personalità: si allontana dalla famiglia e dagli amici, ruba dal borsellino della mamma, abbandona l’hockey e non si diverte più.

 

Intanto il treno dei pensieri è fermo e c’è un unico modo per farlo rimettere in moto: svegliare Riley.

 

I sogni

La realizzazione dei sogni è affidata alla Rȇve Production. Praticamente Hollywood.

Dietro le quinte regista, sceneggiatori, attori e comparse recitano la loro parte per riproporre nel sogno i vari momenti della giornata. Riley è in soggettiva, la telecamera è dotata del filtro distorsione della realtà, ogni dettaglio contribuisce a creare il parallelo sogno-realtà / cinema-vita vera.

Gioia e Tristezza provano a sabotare il sogno per svegliare Riley, ma l’obiettivo viene raggiunto solo quando riescono a infilarsi nel subconscio, il posto “dove portano tutti i piantagrane” come spiega Tristezza. È qui che trovano l’aspirapolvere della nonna, le scale della cantina e il paurosissimo pagliaccio dei compleanni che finalmente riuscirà a spaventare Riley svegliandola.

Anche qui c’è una profonda corrispondenza tra il film e la realtà: il subconscio è relegato in una parte profonda della nostra mente, lontano dal centro operativo per evitare l’impatto devastante che può avere nella nostra vita alla luce del giorno. Di notte, però, il controllo della coscienza si fa meno rigido (nel film i due guardiani davanti all’ingresso) e i pensieri del subconscio possono finire nei sogni.

 

Alla fine si cresce

Dopo tante avventure più o meno spaventose, Gioia e Tristezza riescono ad arrivare al quartier generale. I ricordi base tornano al loro posto e le emozioni riprendono il controllo della vita di Riley in un equilibrio sempre più stabile.

Dopo un anno Riley si è ormai ambientata nella nuova città, ha risaldato il legame con i genitori e fatto nuove amicizie: le isole della personalità sono tornate più salde e complesse di prima insieme ad altre nuove.

La console dei comandi è ampliata con nuovi tasti e funzionalità.

 

Questa fase rappresenta in maniera molto chiara ciò che accade nell’età della preadolescenza: i valori che ci accompagnano durante l’infanzia crollano, tutto viene messo in discussione per far sì che nascano nuovi valori più complessi non trasmessi dagli adulti ma frutto delle proprie esperienze.

Originalissima la rappresentazione delle nuove sfere (i ricordi): ognuna di esse non ha più un solo colore (quello dell’emozione che l’ha suscitata), ma diversi. Perché da quell’età in poi non ci sono più momenti di gioia pura, paura estrema o rifiuto assoluto come durante l’infanzia: ogni momento assume sfaccettature più complesse e un singolo ricordo felice può ad esempio racchiudere in sè anche un pizzico di rabbia o di tristezza (che non fa male).

(Disgusto) “Pubertà? Cos’è?

(Gioia) “Non lo so, non credo sia importante.”

 

Dopotutto Riley ha dodici anni adesso: che mai potrebbe accadere?

 

 

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