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Trapianto di cuore e memoria cellulare: e se i ricordi passassero da donatore a ricevente?

Trapianto di cuore e memoria cellulare: e se i ricordi passassero da donatore a ricevente?

Pearsall afferma che la scienza non è ancora giunta a conclusioni rilevanti molto probabilmente perché finora questi episodi sono stati sottovalutati e la scarsa rilevazione di dati non permette un'analisi approfondita dal punto di vista scientifico. Attualmente, però, all'University of Arizona è in corso un ampio studio su oltre 300 trapiantati per verificare se gli eventi inspiegabili riferiti dai pazienti possano essere o meno relegati nel campo delle coincidenze statisticamente accettabili. Un'altra ricerca americana si propone invece di studiare, ed eventualemente misurare, la sincronia tra cuore e cervello.

Ma cosa dice la scienza? È possibile attribuire alla memoria cellulare il trasferimento di ricordi e visioni così personali?

Gli studi effettuati finora confermano l'esistenza nel cuore di un sistema nervoso indipendente chiamato cervello cardiaco. È costituito da 40mila cellule nervose che formano connessioni, elaborano informazioni allo stesso modo delle cellule del sistema nervoso centrale e hanno capacità di memoria a breve e a lungo termine. Nel feto il cervello cardiaco si forma prima ancora del sistema nervoso centrale.

Rollin McCraty, docente alla Florida Atlantic University, ha scoperto che i neuroni dell'amigdala (la regione cerebrale che gestisce le emozioni) sono sincronizzati con quelli del cuore. A ogni battito del cuore le cellule nervose sono attive all'unisono: i neuroni dell'amigdala (e quindi le emozioni) regolano la frequenza cardiaca e il cervello interpreta il battito cardiaco per decidere le azioni di risposta.

La memoria cellulare cardiaca è stata confermata al 61esimo congresso della SIC (Società italiana di Cardiolgia).

Michael Rosen, ricercatore della Columbia University e autore della scoperta, rivela: "Il cuore ricorda eventi elettrici anomali come l'impianto di un pacemaker o un'aritmia ventricolare". Come spiega il ricercatore, quando si verificano eventi importanti di alterazione della funzione cardiaca, si modifica la meccanica della contrazione grazie alla produzione dell'ormone angiotensina II. Questo ormone agisce sul DNA permettendo la produzione di proteine specializzate nella conduzione elettrica che regolano il recupero elettrico del cuore. Una cascata di reazioni molto simile a quelle che avvengono nel cervello.

Una spiegazione plausibile alla comunicazione cuore-cervello potrebbe derivare dalla teoria dei sistemi dinamici.

Questa teoria, applicata nei diversi ambiti della conoscenza, dalla biologia alla fisica alla filosofia, afferma che ogni sistema è composto da diverse parti che si scambiano informazioni ed energia in maniera costante. Secondo questa ipotesi è quindi lecito dedurre che cuore e cervello possano trasferirsi informazioni per via elettromagnetica e che il cervello del donatore sia in grado di analizzare le informazioni ricevute dal cuore trapiantato.

La scienza non ha ancora prove a sufficienza per confermare l'idea di una memoria cellulare che persista dopo il trapianto, ma le domande a cui i ricercatori non sanno ancora rispondere sono molte.

Perché il sistema nervoso del cuore dev'essere intatto affinché il trapianto abbia esito positivo? Quali aspetti del ricevente possono favorire la sensibilità alla memoria cellulare? Perché gli effetti riscontrati dopo trapianti di organi diversi dal cuore, seppur rilevanti, mostrano breve durata e non sono così connessi alla storia del donatore?

I passi da seguire in questo affascinante ambito della ricerca medica sono ancora tanti e segnano un percorso costellato di dubbi e insinuazioni spesso non sperimentabili. La scienza ha però compreso che le conseguenze di un trapianto di cuore non si limitano esclusivamente alle alterazioni anatomiche e fisiologiche finora note e che le esperienze dei pazienti non possono essere del tutto ignorate. L'apertura di alcuni ricercatori nei riguardi del fenomeno potrebbe in futuro far luce sullo speciale legame che si instaura tra due persone che hanno portato nel petto lo stesso cuore.

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Puoi leggere le testimonianze dei pazienti qui

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