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Neuroni specchio: empatia, linguaggio e autismo

Neuroni specchio: empatia, linguaggio e autismo

 

[Questo articolo prosegue da qui: Neuroni specchio: cosa sono e come funzionano]

Il sistema dei neuroni specchio comprende una moltitudine di cellule nervose localizzate prevalentemente nelle aree motorie del cervello che hanno un ruolo fondamentale nell'apprendimento per imitazione. In realtà è riduttivo restringere il campo d'azione dei neuroni specchio all'imitazione dei movimenti poiché, come afferma lo scienziato Ramachandran:

"I neuroni specchio saranno per la psicologia quello che il DNA è stato per la biologia"

 

La scoperta dei neuroni specchio ha dato l'avvio a una serie di esperimenti in diversi campi con esiti molto spesso stupefacenti ma soprattutto ha fornito un sostegno scientifico a diverse teorie.

 

I neuroni specchio spiegano l'empatia

La capacità di immedesimarsi negli altri leggendo emozioni e stati d'animo è chiamata empatia. Un aspetto caratteriale che può essere prerogativa di alcune persone (la scienza suggerisce ad esempio che le donne siano più empatiche degli uomini) e che ha trovato risalto negli ultimi anni grazie al recente interesse nei confronti dell'intelligenza emotiva.

 

I successi ottenuti con gli esperimenti di imitazione hanno spinto gli scienziati a chiedersi se anche le emozioni attivano il sistema dei neuroni specchio. Le risposte fornite dalla ricerca sembrano confermare questa ipotesi.

I primi studi sono stati condotti analizzando l'emozione del disgusto, una delle sei emozioni fondamentali che ci permettono di sopravvivere.

 

I risultati hanno dimostrato che le nostre aree cerebrali deputate al processamento del disgusto ( insula anteriore e cingolo rostrale) si attivano anche quando a provare questa forte emozione è la persona che ci sta di fronte che magari storce il naso davanti a un piatto poco invitante.

 

Gli stessi effetti si sono verificati quando sono stati testati il dolore e altre emozioni sociali come imbarazzo e umiliazione.

 

L'empatia ha una base scientifica

Questi studi confermano che alla base della teoria dell'empatia c'è una spiegazione scientifica. Siamo quindi in grado di immedesimarci negli altri grazie all'attivazione dei nostri neuroni che ci permettono di sentire il dolore altrui come se fosse realmente nostro. Una sorta di stampo che di fronte alle emozioni si attiva per farcele rivivere sulla nostra pelle e non sulla base di un semplice ricordo.

Che alcuni individui siano più o meno propensi a "sentire" le emozioni degli altri dipende forse dall'entità di attivazione dei neuroni specchio e dal grado di coinvolgimento personale. Ma sarà la scienza a fornire ulteriori risposte.

Per ora basti sapere che se siamo in grado di immedesimarci nel protagonista di un libro o di un film fino a commuoverci o emozionarci di fronte a un quadro, lo dobbiamo ai nostri neuroni specchio.

 

Per saperne di più sulle emozioni in maniera divertente: Inside out, il film d'animazione sul cervello.

 

Neuroni specchio e linguaggio

Lo sviluppo del linguaggio umano è un aspetto molto controverso dell'evoluzione. Alcuni studiosi ritengono che le nostre parole siano il risultato di un processo di differenziamento cerebrale che ha reso più articolati i versi degli animali. Secondo questi esperti si tratterebbe quindi di un continuum evolutivo dalle scimmie antropomorfe ai primi uomini. Ma esiste anche un'altra teoria molto distante da quest'ultima, che mette in relazione il linguaggio umano e la gestualità.

 

Se parliamo in termini evolutivi, è chiaro che il linguaggio ha fatto la sua comparsa molto tempo dopo la comunicazione gestuale. È probabile che ad alcuni gesti comuni siano stati associati particolari suoni condivisi dalla comunità.

Ma come è avvenuto ciò? Come hanno potuto i nostri antenati decidere che il gesto del prendere poteva essere associato a un determinato suono e non a un altro? E come hanno condiviso quest'informazione con gli altri?

 

Una risposta a queste domande viene dagli studi dello scienziato inglese sir Richard Paget. Egli sosteneva che alcuni gesti delle mani sono associati a particolari movimenti inconsapevoli di lingua, labbra e mascelle che, coordinati all'aspirazione dell'aria, producono suoni. I nostri antenati devono essersi resi conto che ad alcuni gesti era possibile associare sempre gli stessi suoni e ciò ha reso la comunicazione più efficace tanto che, nel corso dei secoli, i suoni sono diventati predominanti rispetto ai gesti.

 

Gestualità e linguaggio non sono separati

Sebbene la teoria di Paget resti ancora in parte da verificare, gli esperimenti dimostrano che esiste non solo una stretta correlazione tra gesti e linguaggio, ma anche un meccanismo cerebrale comune.

 

Gli studi condotti dal prof. Liberman, linguista americano, hanno messo in risalto qualità peculiari del linguaggio umano che potrebbero fornire un fondamento scientifico alla teoria di Paget. Il prof. Liberman sostiene infatti che il linguaggio umano non è dato da una semplice combinazione di toni, ma ha "qualcosa" in più.

 

Produrre i suoni del linguaggio umano, i fonemi, è un processo che coinvolge i muscoli della bocca e della laringe. A seconda del fonema che vogliamo utilizzare

vengono attivati muscoli diversi.

Quando ascoltiamo un particolare fonema, nel nostro cervello si attivano le aree cerebrali deputate alla produzione di quel fonema anche se la nostra bocca e la nostra laringe non emettono suoni. Si tratta anche in questo caso di neuroni specchio chiamati neuroni specchio-eco.

 

È proprio questo il "qualcosa" in più di cui parla Liberman: il linguaggio umano è in grado di attivare nel cervello di chi ascolta le stesse aree cerebrali di chi parla.

 

In un curioso esperimento è stato scoperto che ascoltare la lettura di un testo o guardare il movimento delle labbra, attiva alcune aree del cervello deputate ai movimenti delle labbra e delle mani.

 

Sembra dimostrata quindi l'associazione tra gesti e suoni del linguaggio come anche il coinvolgimento dei neuroni specchio. La scoperta del sistema specchio ha riacceso l'interesse nei confronti della teoria di Paget che si era arenata per mancanza di supporto scientifico.

 

La teoria che associa la nascita del linguaggio alla comunicazione gestuale è quindi tuttora attendibile ma sono necessarie ulteriori evidenze per confermarne la validità.

 

I neuroni specchio e l'autismo

La scoperta dei neuroni specchio, per la rilevanza che riveste in ogni ambito della vita dell'uomo, ha aperto nuove strade di ricerca in molti settori. Il movimento, l'imitazione, le emozioni, il linguaggio sono tutti aspetti interconnessi tra loro e coinvolti in numerose patologie. L'autismo è una di esse.

 

Attraverso la comparazione dell'elettroencefalogramma (EEG) di bambini autistici e bambini sani, è stato possibile riscontrare un deficit nel sistema dei neuroni specchio nei bambini malati.

 

L'anomalia sul tracciato riguarda il comportamento delle onde mu: di norma, esse sono attive quando il bambino effettua un movimento e bloccate quando osserva lo stesso movimento eseguito da qualcun altro.

Nell'EEG dei bambini autistici, invece, le onde mu sono attive in entrambi i casi.

 

Anche altri studi hanno confermato la presenza di deficit neuronali a carico del sistema specchio nei bambini autistici anche se al momento si tratta di studi sperimentali.

Resta il fatto che, scoperto un nuovo approccio di studio per l'autismo, si delinea un ulteriore raggio d'azione per la diagnostica precoce e quindi nuove possibilità di terapia.

 

Se non avessimo i neuroni specchio...

È difficile definire in maniera circoscritta il ruolo dei neuroni specchio poiché si tratta di una scoperta relativamente recente e gli ambiti in cui si dirama sono molteplici e differenti.

 

Generalizzando, se non avessimo i neuroni specchio non potremmo:

  •  imitare i gesti degli altri (imitazione "facile")
  •  imitare per apprendere, ad esempio osservare il maestro di musica per imparare a suonare uno strumento (imitazione "difficile")
  •  comprendere i movimenti degli altri
  •  intuire le intenzioni degli altri
  •  emozionarci per il dolore altrui, imbarazzarci, commuoverci davanti a un film o a un quadro
  •  parlare correttamente e capire gli altri

 

Per il coinvolgimento dei neuroni specchio in quasi ogni ambito della vita dell'uomo è possibile affermare che essi rappresentino la base biologica del comportamento sociale. Sono la causa di ogni tipo di interazione, il mezzo che ci permette di relazionarci agli altri, la fonte dell'apprendimento e della sensibilità.

Conoscere i neuroni specchio sarà la chiave per aprire numerose porte: dalla psicoterapia (miglioramento dell'interazione terapeuta-paziente) alla diagnostica e perfino ad attività ludiche (ad es. lo sport) in cui è indispensabile studiare gli avversari e le loro intenzioni.

 

Aperto il vaso di Pandora, la ricerca prosegue e ramifica in diversi campi. Anche la robotica fa la sua parte: all'Università di Edimburgo sono già stati creati due robot gemelli i cui circuiti tentano di riprodurre il sistema dei neuroni specchio. L'obiettivo è quello di creare prototipi che siano in grado di gestire l'imprevisto in maniera autonoma (attualmente i robot sono solo in grado di eseguire compiti programmati).

 

La scoperta dei neuroni specchio conferma la complessità del sistema nervoso umano e la nostra difficoltà nel comprenderla. Scoprire ogni volta qualcosa in più su questo affascinante organo ci offre la possibilità di aprire gli occhi su ciò che siamo in relazione a noi stessi e soprattutto agli altri e al mondo che ci circonda.

 

 

 

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