GRAVIDANZA OVER 35: IL CERVELLO RINGRAZIA

 Avere un figlio dopo i trentacinque anni è una condizione molto frequente al giorno d'oggi sebbene i medici non siano molto favorevoli a questa scelta. Complici l'istruzione che si protrae per lunghi anni, una maggiore indipendenza della donna ma soprattutto difficoltà a inserirsi (e restare) nel mondo del lavoro, l'età media della prima gravidanza si attesta oggi a 31,5 anni

L'attenzione di medici e ricercatori si è focalizzata finora sul benessere della neomamma e del nascituro indicando nei trentacinque anni una sorta di spartiacque tra l'età migliore per mettere al mondo un figlio e l'inizio del declino.

In realtà le cose non stanno proprio così.

Sebbene un'età maggiore della donna sia accompagnata da un aumento del rischio di comparsa di alcune malattie genetiche (la più frequente è la sindrome di Down), alcune ricerche mettono in risalto i vantaggi di concepire oltre il limite dei trentacinque anni.

Uno di questi studi, condotto dalla prof.ssa Roksana Karim all'University of South California, ha posto sotto la lente le abilità cognitive delle donne in tarda età.

830 donne (età media 60 anni) sono state sottoposte a test di memoria verbale, velocità psicomotoria, attenzione e concentrazione, programmazione, memoria, percezione visiva.

I risultati hanno sottolineato una forte associazione tra l'età dell'ultima gravidanza e le capacità cognitive in età avanzata. In particolare le donne che hanno dato alla luce il loro ultimo figlio dopo i trentacinque anni hanno mostrato livelli di memoria verbale nettamente superiori rispetto alle coetanee.

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Perché la gravidanza influisce sul cervello?

Sebbene i vuoti di memoria siano molto frequenti durante le settimane di gestazione, il cervello beneficia della gravidanza grazie all'azione degli ormoni sessuali femminili. Gli estrogeni hanno un impatto positivo sui processi chimici, funzionali e strutturali del cervello mentre il progesterone regola la crescita e lo sviluppo del tessuto cerebrale.

Ma non è soltanto la gravidanza ad aumentare la produzione di ormoni sessuali femminili. La dottossa. Karim, nei suoi esperimenti, ha rilevato che risultati positivi in termini di capacità intellettive in tarda età sono stati ottenuti anche dalle donne che hanno fatto uso di contraccettivi orali per almeno dieci anni e dalle donne che hanno avuto il menarca prima dei tredici anni.

L'utilizzo prolungato di contraccettivi ormonali garantisce infatti l'azione di estrogeni e progesterone sul cervello per un periodo maggiore. L'età del menarca, invece, è associata ai livelli di questi ormoni prodotti dalle ovaie: più è bassa l'età della prima mestruazione maggiore sono i livelli di ormoni nelle ragazze.

Attraverso i vari test, il team di ricerca ha evidenziato che anche l'età della prima gravidanza influisce sulle capacità intellettive delle sessantenni: le donne che hanno visto nascere il primo figlio dopo i ventiquattro anni mostravano migliori funzioni di ragionamento e di problem solving, di controllo dell'attenzione e di working memory.

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Se è vero che non ci sono dubbi riguardo l'influenza positiva che una gravidanza può avere sul corpo e sulla mente della mamma, è anche vero che affrontare nove mesi di nausee, cambiamenti fisici importanti, novità nella vita privata e lavorativa non ha lo stesso impatto su una ventenne e su una quarantenne. La ricerca trova oggi un motivo in più per dire di sì al desiderio di un figlio anche dopo i trentacinque anni eludendo il potere che un numero può avere nelle scelte di una donna. In fondo quando un figlio arriva è sempre il momento giusto!

 

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Raffaele Morelli, noto psicoterapeuta e psichiatra italiano, è l'autore del saggio "Solo la mente può bruciare i grassi" edito da Mondadori nel 2016.