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SALUTE&BENESSERE

Il segreto degli ultracentenari: mangiare poco e sorridere alla vita

Il segreto degli ultracentenari: mangiare poco e sorridere alla vita

Ultracentenari in buona salute: la scienza spiega perché mangiare poco e essere ottimisti aiuta a spegnere cento candeline senza grandi rimorsi.

Il progresso e le nuove tecnologie hanno reso la vita sempre più comoda sotto alcuni aspetti ma molto più veloce se consideriamo i ritmi frenetici che ci coinvolgono dall'infanzia alla maturità. Sono molti i fattori interessati da questi cambiamenti radicali – dall'aspetto economico a quello sociale, dal lavoro al benessere – ma ciò che emerge sempre più evidente è l'aumento dell'età media di vita. Se da un lato vivere di più ci espone maggiormente al rischio di sviluppare patologie – come l'Alzheimer – ignorate fino a qualche decennio fa, dall'altro lato incita gli esperti a ricercare l'elisir di eterna giovinezza.

Sono numerose le ricerche in corso che tentano di carpire agli ultracentenari i segreti per vivere a lungo e in buona salute. Ma cosa dicono i risultati?

Gli studi sugli animali hanno già confermato il ruolo determinante dell'alimentazione sulla salute: una dieta restrittiva riduce del 50% il rischio di infarti e tumori.

Per capire se i benefici di una dieta restrittiva hanno potere anche sugli esseri umani, i National Institutes of Health americani si sono riuniti nel progetto CALERIE che ha imposto una restrizione calorica del 15-20% a 200 individui adulti. Utilizzando una camera metabolica che permette di misurare con altissima precisione le calorie assorbite e bruciate, i ricercatori hanno potuto confermare che i soggetti sottoposti a un regime dietetico restrittivo sono in grado di utilizzare l'energia in maniera più efficiente, soprattutto durante il sonno. Inoltre mostrano una riduzione del metabolismo e quindi un minore stress ossidativo (per intenderci, le reazioni chimiche che ci portano all'invecchiamento).

Il ricercatore italiano Luigi Fontana, docente all'Università di Salerno ed esperto internazionale nel campo della nutrizione e dell'invecchiamento, ha seguito un gruppo di 50 anziani in collaborazione con la Washington Medical School riportando risultati notevoli: cuore più giovane di 15 anni, assenza di placche carotidee, colesterolo, glicemia e pressione arteriosa non elevati e livelli molto bassi di altri fattori predittivi di cancro negli individui sottoposti a restrizione alimentare senza malnutrizione. I risultati dello studio sono stati presentati anche alla Conferenza Mondiale di Venezia organizzata dalla Fondazione Veronesi.

Un altro studio in corso al prestigioso Karolinska Institutet di Stoccolma, a cui ha preso parte la ricercatrice italiana Federica Prinelli, si propone di analizzare l'associazione tra abitudini alimentari e funzioni cerebrali su 3000 ultrasessantenni. I risultati ci aiuteranno forse a comprendere come contrastare l'invecchiamento cerebrale mantenendo intatte le abilità cognitive.

Quei pimpanti ultracentenari del Cilento...

La ricerca forse più interessante in questo ambito è quella che vede convergere l'Università la Sapienza di Roma e l'Università di San Diego della California su Acciaroli, piccola frazione di Pollica, nel Cilento, dove la densità di ultracentenari supera addirittura quella della famosa isola giapponese di Okinawa.

Perché tanti ultracentenari nel Cilento? È quello che si sono chiesti gli esperti guidati dal professor Salvatore Di Somma che hanno dato vita a un vero e proprio progetto di studio sugli ultracentenari di Pollica denominato CIAO, Cilento on Aging Outcomes Study.

I ricercatori hanno collezionato informazioni riguardo le abitudini alimentari e le condizioni di salute degli ultracentenari di Pollica oltre a effettuare indagini ematiche. Dal sangue degli over 100 è emerso che le concentrazioni di un particolare ormone chiamato adrenomedullina (ADM) sono molto basse. Questo ormone, a basse concentrazioni, protegge da malattie cardiovascolari, neurodegenerative e oncologiche.

Ciò che però ha stupito i ricercatori è che la concentrazione di questo ormone non è legata alla genetica: si tratterebbe piuttosto di variazioni epigenetiche legate all'ambiente esterno.

Secondo gli studiosi, il segreto è da ricercare nelle abitudini alimentari e quotidiane degli ultracentenari.

[Curiosità: il cervello degli anziani può competere con quello dei giovani nel campo delle sfide intellettive. Puoi approfondire qui: anziani vs giovani – il cervello si riscatta]

Gli ultracentenari di Pollica hanno due imperativi: mangiare poco e sorridere alla vita.

È quanto emerge dallo studio pubblicato sulla rivista International Psychogeriatrics che descrive la popolazione di Pollica come individui bassi e magri, cardiologicamente protetti e non affetti da demenze come l'Alzheimer. In particolare, però, gli studiosi sottolineano in maniera evidente lo spirito combattivo e realista dei pollichesi.

Al contrario di quanto la società attuale voglia farci credere, gli ultracentenari a Pollica sono individui ben integrati nella società che collaborano nelle attività lavorative o nell'ambito domestico, sono legati alla terra e soprattutto alla famiglia che reputano il centro della vita sociale. Non si pensi però che abbiano sempre vissuto nella serenità: non dimentichiamo che un secolo fa l'Italia viveva un periodo storico molto difficile dal quale i pollichesi non sono stati esonerati. L'atteggiamento forte e determinato contro le calamità della vita e il sostegno familiare e sociale sono i fattori che, secondo i ricercatori, hanno instillato ottimismo e benessere nel sangue della popolazione di questa area geografica.

Mangiare poco e mangiare meglio: la dieta mediterranea

Anche l'alimentazione gioca un ruolo fondamentale. Il ricercatore Ancel Keys, che si trasferì definitivamente nel "triangolo della lunga vita", è stato il primo a coniare la definizione di dieta mediterranea per descrivere le abitudini alimentari della popolazione di Pollica. In seguito l'Unesco ha eletto gli abitanti pollichesi "comunità emblematica della dieta mediterranea" elevando lo stile di vita mediterraneo a patrimonio immateriale dell'umanità. La FAO, invece, ha dichiarato la dieta mediterranea il regime alimentare più sostenibile del pianeta.

Perché mangiare poco aiuta a vivere più a lungo e meglio?

Secondo gli esperti ci sarebbe una spiegazione evolutiva. La biologia dell'essere vivente prevede che possano verificarsi periodi di carestia ed è programmata a provvedere limitando i danni. Se l'animale percepisce scarsità di cibo, il suo organismo si adatta in modo da sfruttare al meglio le risorse disponibili. In particolare vengono indotti riduzione del metabolismo, infertilità e rallentamento dell'invecchiamento allo scopo di mantenere il corpo giovane e renderlo capace di procreare al momento opportuno quando, si spera, le risorse alimentari saranno più abbondanti.

Non dimentichiamo che portare avanti una gravidanza e accudire un neonato richiede un'elevato tasso energetico che l'organismo non può permettersi in particolari condizioni.

[Ti consiglio anche: come prevenire l'invecchiamento cerebrale]

Le indagini sugli ultracentenari sono appena all'inizio ma i risultati già incoraggianti.

Seguire uno stile di vita sano è la conclusione su cui convergono tutti gli studi di settore ma, se proprio volete arrivare a spegnere le fatidiche cento candeline, cominciate a ridurre le dosi a tavola senza rancore: gli ultracentenari di Pollica ci insegnano che non bisogna mai smettere di sorridere alla vita!

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