Cellule staminali per combattere l'invecchiamento

 Il sogno di molti ricercatori è trovare l’elisir dell’eterna giovinezza o, in alternativa, la formula che permetta di conservare al meglio forma fisica e capacità cognitive. Molti passi sono stati fatti per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di mantenersi attivi e seguire una vita sana sin da piccoli, ma quanto si pensa invece a preservare il proprio cervello dal decadimento cognitivo? È stato dimostrato che diverse attività fisiche, come la camminata veloce quotidiana, abbiano effetti benefici anche sul cervello, così come lettura, scrittura e compiti complessi. Ma se consideriamo la chirurgia estetica e il trapianto d’organi, lo sforzo di mantenere giovani corpo e mente si risolve in un netto vantaggio del corpo.

 

Cosa sono le cellule staminali

Il cervello è un organo particolarmente complesso e il suo trapianto per ora resta tra le ambizioni degli scienziati ma gli studi in questo campo sono tutt’altro che indietro e tentano di circoscrivere il limite utilizzando un asso nella manica: il trapianto di cellule staminali neurali.

 

Le cellule staminali sono cellule non ancora differenziate che potenzialmente possono dar vita a diversi tipi di cellule (della pelle, del sangue, delle ossa…). Possono essere prelevate dal feto, dal liquido amniotico, dal cordone ombelicale così come dall’individuo adulto. Infatti anche quando l’organismo ha ormai raggiunto il culmine del suo sviluppo possiede ancora un numero limitato di cellule staminali che hanno il compito di produrre nuove cellule per sostituire quelle che muoiono o che vengono danneggiate.

 

I neuroni sono tra le cellule più longeve dell’organismo. Nonostante ciò, il cervello possiede cellule staminali che sopravvivono per tutta la nostra vita e producono nuovi neuroni per sostituire quelli che muoiono in maniera fisiologica e quelli danneggiati da ictus e traumi cerebrali.

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Cellule staminali neurali: un asso nella manica contro l’invecchiamento

Le cellule staminali neurali sono state utilizzate per esperimenti di trapianto su animali all’Università del Texas. Il team di ricercatori, guidato dal prof. Ashok K. Shetty, ha confrontato il trapianto di staminali neurali nell’ippocampo di animali giovani e in quello di animali invecchiati. Perché proprio nell’ippocampo? L’ippocampo è una delle principali regioni cerebrali coinvolte nei processi di apprendimento e memoria. Diversi studi dimostrano che, durante l’invecchiamento, esso subisce una riduzione delle dimensioni e un processo di infiammazione cronica che potrebbero verosimilmente essere associati al declino cognitivo. Riuscire a inserire nuovi neuroni in questa importante struttura potrebbe condurre a risultati notevoli contro il normale declino cognitivo degli anziani e i deficit neurologici legati a malattie come L’Alzheimer.

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A riguardo, il prof. Shetty è riuscito a ottenere risultati interessanti attraverso le sue indagini.

Gli esperimenti di trapianto hanno infatti messo in evidenza una notevole adattabilità delle staminali neurali non solo nei cervelli giovani ma anche in quelli anziani: tutte le cellule impiantate sono sopravvissute e si sono suddivise almeno tre volte generando un numero totale di nuovi neuroni e cellule gliali molto superiore al numero di staminali impiantate. E i risultati ottenuti non hanno rilevato una particolare discrepanza tra giovani e vecchi.

 

L’obiettivo della ricerca è contrastare l’invecchiamento con il trapianto di staminali neurali

“Siamo entusiasti che l’ippocampo invecchiato accetti le cellule staminali neurali impiantate”, afferma Shetty. E c’è ragione nel suo entusiasmo: si tratta del primo esperimento in questo ambito che ottiene riscontri tanto incoraggianti. In studi precedenti, infatti, sono stati utilizzati neuroni fetali per lo stesso scopo ma con minor successo.

La ragione, secondo il prof. Shetty, risiede nella capacità delle cellule staminali di sopportare meglio l’ipossia (mancanza di ossigeno) e i traumi legati alle procedure di trapianto.

 

Risultati positivi dunque, ma non ancora sufficienti: la procedura di estrazione delle cellule da cervelli giovani è invasiva – sebbene bastino tessuti molto piccoli da espandere poi in coltura – e non è ancora confermata l’associazione tra trapianto di staminali neurali e miglioramento delle capacità cognitive negli animali.

 

Le indagini future, assicura il team, procederanno proprio in questa direzione per valutare se attraverso l’utilizzo di cellule staminali sia possibile contrastare il processo di declino cognitivo legato all’età e invecchiare senza perdere le proprie funzioni cerebrali.

 

Tranquilli: non sarà necessario fare una biopsia del cervello dei nostri figli per ricevere staminali neurali: attraverso la manipolazione di alcune cellule dell’organismo, ad esempio quelle della pelle, è possibile generare cellule pluripotenti cioè cellule in grado di generare altri tessuti.

In sostanza, nelle speranze dei ricercatori, in un futuro non troppo lontano sarà possibile prelevare delle cellule dalla nostra pelle, manipolarle in maniera adeguata e ottenere nuovi neuroni da impiantare poi nel nostro cervello permettendoci di non perdere le capacità cognitive.

 

E il confine tra scienza e fantascienza diviene sempre più labile.

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