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CONSIGLI DI LETTURA

Storie e vite di superdonne che hanno fatto la scienza - G. Greison

Storie e vite di superdonne che hanno fatto la scienza - Gabriella Greison

 

Sono tante e diverse le donne raccontate nel libro "Storie e vite di superdonne che hanno fatto la scienza" come tante e diverse sono le sfaccettature dell'animo femminile sin dai primi anni di vita.

Venti biografie di donne che hanno fatto la scienza

prendono vita dalla quotidianità di bambine comuni, bambine che avevano voglia di correre e saltare nei prati ma soprattutto di inseguire i propri sogni.

Ogni biografia parte proprio dall'infanzia e indaga la nascita di quelle scintille di curiosità infantile che spesso rappresentano la spinta alla conoscenza per tutta la vita.

 

Il contesto in cui si vive può influire in maniera positiva o negativa sullo sviluppo delle proprie passioni sia in termini di sostegno da parte della famiglia sia in termini economici.

E così si scopre che il padre di Ipazia, un "filosofo innamorato della conoscenza", incentiva gli studi della figlia (che sarà l'autrice di importanti invenzioni tra cui il planisfero) al contrario del padre di Rita Levi Montalcini che ritiene le materie scientifiche non adatte a una donna, così come il padre di Maria Montessori (la quale, per fortuna, riceve pieno sostegno da parte della madre).

 

"Non ti stupire di come si comportano le persone se non la pensi come loro"

 

dichiara coraggiosamente la madre di Barbara McClintock, premio Nobel per la medicina.

 

La condizione economica, mezzo indispensabile anche nella ricerca scientifica, vede contrapporsi la ricca Lise Meitner che appartiene all'alta borghesia viennese, che contribuirà agli studi sulla fissione nucleare, alla povera Valentina Tereškova che sin da piccola lavora per il sostentamento della famiglia riuscendo però a raggiungere il suo sogno di esplorare lo spazio (prima donna al mondo).

 

Ma sono tante le differenze in questo universo scientifico al femminile.

Alcune bambine dichiarano fin da subito le loro passioni e le portano avanti con testardaggine e scrupolo come Rita Levi Montalcini che ama "la lentezza nelle misurazioni, la cautela, la pazienza, lo zelo con cui deve concentrarsi".

Altre, invece, non riescono a individuare obiettivi precisi, non hanno ambizioni fino a quando non si rivela la loro passione.

 

"Prende sempre voti intermedi, né troppo alti né troppo bassi" (Grace Murray Hopper, lavora al primo computer digitale)

"Non ha ancora delle passioni precise, pare proprio che le piaccia fare tutto, senza sosta. Non eccelle in niente." (Maria Montessori, neuropsichiatra, fonda il metodo di studio che porta il suo nome)

 

Anche il modo di porsi di queste donne, ormai famose, è spesso influenzato dall'indole personale.

Se Valentina Tereškova "è tra le donne più famose al mondo, anche se fa di tutto per non sembrarlo", Maria Mitchell e Maria Montessori sfruttano la loro popolarità per sollevare la questione dei diritti delle donne.

In realtà tutte queste grandi donne hanno contribuito a ribaltare le convenzioni sociali raggiungendo obiettivi quasi sempre preclusi ai soli uomini.

L'accesso all'università, spesso negato alle donne, ha costretto molte di queste grandi menti a lasciare la patria per poter proseguire gli studi. Ma anche all'interno degli ambienti universitari, la sorpresa di trovare una donna tra tanti uomini si spesso è trasformata in diffidenza o addirittura chiusura.

 

I successi degli uomini nascondono i progressi delle donne.

Tutto ciò ha reso molto difficile il cammino di queste donne ma non ha intaccato la loro tenacia.

La passione per la ricerca, il bisogno di trovare delle risposte sono state le forze che le hanno sostenute anche quando i meriti dei loro sforzi sono andati ad altri (uomini).

 

È il caso del Nobel assegnato al collaboratore di Lise Meitner, Otto Hahn, per le ricerche condotte sulla fissione nucleare alle quali lei stessa aveva dato il contributo più significativo.

 

"Nonostante le vengano riconosciute bravura e dedizione, in molti cercano di metterla in secondo piano e parlano soltanto di Hahn, perché Lise è femmina, e una femmina non può occuparsi di cose da maschi secondo il pensiero di certe persone"

 

È il caso di Ada Lovelace, considerata la madre dei computer moderni: grazie ai suoi studi matematici Charles Babbage ha sviluppato nuove forme di programmazione. Solo alcuni anni dopo la sua morte, Ada riceve un modesto omaggio dall'America che assegna il suo nome a un linguaggio di programmazione per computer che si studia ancora oggi.

È il caso della scoperta della struttura del DNA attribuita ai due ricercatori che hanno vinto il Nobel ma dovuta in realtà a una donna, Rosalind Franklin.

È anche il caso delle porte sbattute in faccia a tutte le donne che hanno provato ad alzare la voce in un campo – quello scientifico – coniugato soltanto al maschile nel quale hanno dovuto spesso elemosinare un laboratorio per gli esperimenti senza nemmeno un ritorno economico.

 

"Nel suo paese, però, la laurea non le serve gran che. In Russia le donne laureate non ci sono, e se ci sono non possono lavorare come gli uomini, men che meno in ambienti scientifici." (riferito a Sofija Kovalevskaja, prima donna russa matematica e fisica).

 

Nuove strade per le donne

Eppure, laddove la mentalità chiusa la fa da padrone, c'è sempre qualcuno capace di andare oltre la cortina dell'ipocrisia e dare merito a chi ne ha diritto. Alcune donne trovano docenti preparati e aperti che le indirizzano verso altre università, altri instaurano collaborazioni proficue. Ma il caso più eclatante è quello dei coniugi Curie, Pierre e Marie, che avevano scoperto due nuovi elementi chimici (Polonio e Radio): per questa scoperta, i due scienziati hanno ottenuto il premio Nobel ma solo dopo la richiesta di Pierre di estenderlo anche alla moglie che, in quanto donna, era stata esclusa dai candidati. Grazie all'onestà di Pierre, Marie Curie è stata la prima donna a ricevere l'ambito premio.

 

Donne e scienza: un messaggio chiaro

L'approccio che Gabriella Greison utilizza tra le sue pagine è quello autentico di chi racconta storie vere ma il linguaggio è semplice, quasi colloquiale e questo rende "simpatica" la lettura creando una forte empatia con il lettore.

Le pagine di "Storie e vite di superdonne che hanno fatto la scienza" non sono pezzi di enciclopedia, ma riflessioni che seguono il corso dell'esistenza delle scienziate e focalizzano non tanto sugli aspetti scontati delle biografie – quelli che il mondo scientifico già rivela in maniera oggettiva – quanto sui dettagli che hanno reso forti le passioni di bambine che hanno lottato per raggiungere i loro obiettivi. "Dittatrici dei loro sogni" le chiama l'autrice.

 

Il filo conduttore che Gabriella Greison utilizza per amalgamare storie molto distanti tra loro è dunque la tenacia nell'affrontare situazioni di svantaggio e nel perseguire obiettivi raggiungibili, seppur elevati. Oltre l'intento di divulgare le biografie di donne che hanno contribuito in maniera notevole alla ricerca scientifica, il libro "Storie e vite di superdonne che hanno fatto la scienza" si pone l'arduo obiettivo di spronare le giovani menti a credere nei propri sogni.

 

Sottolineando le caratteristiche comportamentali delle bambine che sono diventate donne da Nobel, Gabriella Greison ha voluto trasmettere un messaggio chiaro e semplice: nessuna di queste bambine è stata "educata" con l'obiettivo di eccellere in ambito scientifico, nessuna di esse mirava a diventare famosa o a ricoprire incarichi "maschili". Sono bambine semplici ma testarde che hanno seguito la loro vocazione con tenacia e soprattutto tanto studio e moltissimi sacrifici. Pazienza e passione in parti uguali.

 

Al giorno d'oggi molte cose sono cambiate ma, se le poltrone più elevate sono ancora occupate da uomini, se a parità di ruolo le donne ricevono stipendi più bassi dei colleghi uomini, se tanti stereotipi sono duri a morire, vuol dire che c'è ancora molto lavoro da fare.

[Leggi anche: uomini più creativi, è solo un pregiudizio]

Le superdonne (del passato e del presente) sono tante e spesso non godono dei diritti e della fama che meritano, ma è importante educare le bambine (ma anche i bambini) al rispetto dei ruoli e dei punti di vista. Le lotte di queste grandi donne servano da esempio a tutte le bambine di oggi perché, unite, possano ridefinire i contorni della morale a vantaggio della scienza e di ogni altro ambito della conoscenza.

 

 

Clicca qui per acquistare o leggere le prime pagine: Storie e vite di superdonne che hanno fatto la scienza

 

Sinossi:

Questo libro raccoglie venti storie di donne straordinarie che con intelligenza, amore, perseveranza e passione hanno contribuito all'avanzamento della scienza e del progresso umano. Dall'autrice di "L'incredibile cena dei fisici quantistici" il racconto accurato e appassionante dell'universo femminile della scienza. Un team di super illustratori e artisti internazionali, tutti uomini, ha realizzato venti straordinarie tavole, un 'omaggio floreale' alle super scienziate. Età di lettura: da 9 anni.

 

Autrice:

Gabriella Greison è una fisica, scrittrice, giornalista e drammaturga italiana. Ha collaborato con importanti testate giornalistiche e condotto, per RaiNews24, il programma "Pillole di Scienza".

 

 

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