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INTERVISTE

Intervista a Emilia Angelillo, RSCiTech e STEM ambassador

Intervista a Emilia Angelillo, RSCiTech e STEM ambassador

La passione per la divulgazione scientifica viaggia da Napoli a Cambridge: intervista a Emilia Angelillo, la donna che fa appassionare i bambini alle scienze.

Emilia Angelillo, dopo la laurea in Biologia e il Master in Microbiologia e Virologia, ha dedicato i primi anni della sua carriera al lavoro in ospedale in Italia e all’estero (Children’s Hospital di Birmingham e il John Radcliffe di Oxford).

In seguito, ha deciso di invertire la rotta e dedicarsi all’educazione in ambito STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) come tecnico di laboratorio nelle scuole. I suoi esperimenti catturano l’attenzione dei bambini e dei ragazzi rendendoli più propensi ad avvicinarsi alle scienze in maniera curiosa e competente.

Emilia Angelillo fa parte del team degli STEM ambassador (ci spiegherà lei cosa significa), organizza workshop in collaborazione con la scuola e partecipa a eventi e progetti educativi. Il suo obiettivo è quello di abbattere gli stereotipi che ruotano attorno alle scienze e rendere i ragazzi più inclini a seguire la propria vocazione.

La formazione in Italia, il lavoro all’estero: quali sono stati i motivi che l’hanno spinta a diventare un “cervello in fuga”?

A dire il vero dopo la laurea non ho avuto difficoltà a trovare lavoro, mi sono trovata a emigrare all’estero non per mia scelta ma per via del lavoro di mio marito.

Rita Levi Montalcini, in un’intervista, affermava: “L'Italia è stata suicida: il meglio dei nostri cervelli è sempre andato all'estero da dove, trovandosi benissimo, non fanno ritorno”. Lei cosa ne pensa?

Purtroppo è la verità. Quando mi sono trasferita all’estero ho potuto constatare come fosse più facile l’inserimento nel mondo del lavoro e soprattutto come all’estero siano presenti valori come la meritocrazia e l’esaltazione per chi lavora bene, si impegna e fa il proprio dovere. Ricordo che quando arrivai nel Regno Unito feci tre colloqui di lavoro per tre diversi ospedali pubblici, e fui chiamata in tutti e tre. In Italia entrare in un ospedale pubblico è praticamente come vincere alla lotteria.

A un certo punto della sua carriera, ha deciso di impegnarsi nel campo dell’istruzione rivolgendosi in particolare ai bambini. Quali sono i motivi di questa svolta? Perché si rivolge proprio a questa fascia d’età?

La decisione di cambiare la mia carriera è stata dettata dalla maternità. Quando ho avuto le mie bambine (gemelle) ho preferito prendermi un po’ di tempo lontano dal lavoro per dedicarmi completamente a loro. In seguito, quando sono cresciute, ho sentito il desiderio di tornare a lavorare, ma sentivo che il lavoro in ospedale non era più adatto alle mie esigenze. Per cui ho preso in considerazione l’idea di lavorare nella scuola come tecnico di laboratorio di scienze.

Lavorare con i ragazzi e contribuire alla loro istruzione è un grande onore e una responsabilità. Ci viene data la possibilità di ispirare le nuove generazioni e farle appassionare alle scienze. Questo deve essere fatto a partire dalla scuola primaria. I bambini devono imparare a sviluppare un modo di pensare scientifico e acquisire abilità come la capacità di analizzare e risolvere un problema, e l’attitudine a lavorare in un team. Tutte queste competenze sono importanti e fondamentali anche per chi non vuole intraprendere una carriera scientifica.

Inoltre è nostra responsabilità insegnare le discipline scientifiche in un modo piacevole e divertente e far capire che non bisogna essere dei geni per essere scienziati. Molte volte gli studenti si avvicinano allo studio delle scienze, in particolare della fisica e della chimica, con paura e pregiudizio. Se si inizia a fare scienze dalla scuola primaria si cambia l’approccio con cui ci si avvicina a tali discipline.

Nel laboratorio con la dott.ssa Angelillo: cosa si nasconde dietro la preparazione di una lezione? In che misura contano preparazione e inventiva?

Sicuramente molto lavoro. Se la lezione prevede una parte pratica, l’esperimento viene deciso in maniera molto attenta. È fondamentale fare un risk assessment per essere certi che l’esperimento sia sicuro, non ci siano pericoli, e soprattutto sia adatto alla classe e al gruppo di studenti a cui si insegna. Se ci sono studenti con bisogni speciali si fa in modo da modificare l’esperimento in modo che possano partecipare tutti in sicurezza.

Quali sono le reazioni dei bambini ai suoi esperimenti? Vuole raccontarci qualche aneddoto?

Le reazioni più belle le ho sempre dai bambini più piccoli. Lo stupore e l’eccitazione che vedo nei loro occhi sono impagabili e meravigliosi. La cosa più bella è quando ricevo bigliettini di ringraziamento per i workshops che organizzo. A volte mi scrivono che grazie a me diventeranno anche loro scienziati e che sono per loro un’ispirazione. Questo è il più bel complimento che possa mai ricevere.

Come già evidenziato dal metodo Montessori, l’esperienza diretta è fondamentale nell’apprendimento durante l’infanzia. Nel campo delle discipline STEM, secondo lei, in che misura la pratica può rafforzare l’apprendimento?

La pratica nelle discipline STEM è fondamentale. I ragazzi ricordano molto meglio un concetto quando fanno un esperimento ad esso correlato. Inoltre imparano a stare in laboratorio e apprendono tutte quelle competenze di cui parlavo prima che sono importanti in laboratorio ma anche nella vita di tutti i giorni.

Un problema attuale che riguarda le nuove generazioni è l’uso eccessivo di dispositivi elettronici (smartphone, tablet…). Esistono però numerosi software e applicazioni che coadiuvano l’insegnamento in ambito STEM: cosa ne pensa?

Come in tutte le cose, non bisogna mai esagerare. Smartphone e tablet possono essere una eccellente risorsa per i ragazzi anche nello studio se usati nel modo opportuno. Sta alla scuola ma anche alle famiglie insegnare come e quando usarli.

Il suo impegno nei confronti dell’istruzione va oltre il lavoro dietro il banco da laboratorio: di cosa si occupa?

Il mio lavoro principale è tecnico di laboratorio di scienze, il che significa che preparo la parte pratica delle lezioni di fisica, chimica e biologia nella scuola secondaria (dal 7° anno in poi che corrisponde in Italia alla seconda media). Inoltre mi occupo dei quattro laboratori di scienze che abbiamo nella scuola, quindi dalla manutenzione dei macchinari agli ordini dei reagenti, al loro stoccaggio e alla loro preparazione. In più faccio molti seminari e sessioni pratiche di scienze per i bambini della scuola primaria. Come detto prima, sono una grande sostenitrice dell’insegnamento del laboratorio di scienze fin dalla scuola primaria.

Tra i tanti distintivi sul suo camice, c’è quello di STEM ambassador: vuole spiegarci cosa rappresenta?

STEM ambassador significa promuovere le scienze in modo del tutto volontario (praticamente non si viene pagati) mettendo a disposizione le proprie conoscenze ed esperienze lavorative per incoraggiare i ragazzi all’amore per le discipline scientifiche e promuovere la carriera in ambito scientifico. Si può fare in vari modi, alcuni colleghi vanno nelle scuole per dare conferenze e seminari, io per mia scelta e anche per il mio lavoro, vado in scuole primarie e offro sessioni pratiche di laboratorio con i ragazzi. In pratica organizzo esperimenti che possono fare i bambini in classe, su specifici argomenti in collaborazione chiaramente con i docenti.

Quali differenze rileva tra l’istruzione in Italia e nel Regno Unito in ambito STEM? Quali iniziative potrebbero essere intraprese, secondo lei, per rafforzare l’amore per la scienza nel nostro paese? Se le fosse permesso un piccolo sfogo (visto che siamo tra pochi intimi!), cosa criticherebbe del sistema didattico italiano?

Il sistema didattico italiano è molto nozionistico: si dà molto poco spazio alla pratica, quando invece è parte importantissima dell’apprendimento. I ragazzi, per entrare in laboratorio in modo serio, devono aspettare l’università. Si parla molto poco delle possibilità di carriera nelle scienze e l’assenza di programmi televisivi di scienze per ragazzi non aiuta di certo.

Donne e scienza: in Italia sono ancora molto radicati i pregiudizi che rendono le carriere STEM ancora prevalentemente ad appannaggio maschile. È così anche oltre i nostri confini? Ha incontrato, lungo il suo percorso, ostacoli maggiori rispetto ai colleghi uomini? E tra la carriera in Italia e all’estero?

Gli stereotipi secondo i quali le carriere scientifiche sono più adatte agli uomini sono presenti dappertutto. La differenza che noto è che qui all’estero se ne parla molto per cui è chiaro a tutti che esistano questi stereotipi come è risaputo che i salari degli uomini sono più alti di quelli delle donne. In Italia non se ne parla molto e soprattutto non lo si fa in modo costruttivo, ma solo per fare polemica. In più in Italia ci sono parecchie leggi a discapito delle donne (es. maternità) e questo ha un forte impatto per le donne che intraprendono la carriera scientifica, per cui diventa tutto ulteriormente più difficile.

Personalmente ho sempre percepito un certo pregiudizio nei confronti di donne scienziate. Soprattutto, se si ha una famiglia e si ha cura di se stesse si diventa poco credibili. Siamo abituati alla figura dello scienziato come un nerd, un asociale chiuso in laboratorio tutto il giorno e peggio ancora, la donna scienziato viene rappresentata di solito di aspetto non gradevole come se bellezza e intelligenza non potessero coesistere. Io credo che dobbiamo combattere tutti questi pregiudizi. Ci sono molte campagne su instagram a cui ho spesso partecipato in cui si enfatizza il fatto che uno scienziato fuori dal laboratorio è una persona come tante altre, con interessi e hobby e una vita normale.

Ma ora mettiamo da parte il camice e parliamo di Emilia Angelillo donna. Cosa le manca dell’Italia? Cosa invece le manca dell’Inghilterra quando torna a casa?

Dell’Italia mi mancano le persone e gli affetti. Il mare, a volte il clima mite e spesso il cibo. Ma quando torno a Napoli in vacanza dopo un po’ sento la mancanza dell’Inghilterra e mi rendo conto che mi sono disabituata allo stile di vita in Italia. In Italia e soprattutto a Napoli la vita è molto stressante: il traffico, il caos, la mancanza del rispetto delle regole per dirne solo alcune.

Come (e dove) si immagina tra vent’anni? Ha intenzione di tornare in Italia? Se sì, le piacerebbe continuare a essere impegnata nella didattica e nella divulgazione scientifica?

Non credo che tornerei a vivere in Italia, anche se amo tornarci in vacanza. Mi piacerebbe vedere posti nuovi e continuare il mio impegno nella comunicazione e divulgazione scientifica.

Infine, quale messaggio le piacerebbe rivolgere agli insegnanti italiani di matematica e scienze?

Prima di tutto capisco in che condizioni siano costretti a lavorare in Italia e so quanto può essere estenuante e stressante il lavoro di insegnante. Ma io credo che per fare l’insegnante ci voglia una vera e propria vocazione, non è un lavoro che si possa fare per ripiego (come invece a volte capita). Vorrei che si riflettesse sempre sul fatto che contribuiamo all’istruzione delle generazioni future, ma soprattutto che contribuiamo alle loro scelte future di vita.

Questa è una grande responsabilità e non va sottovalutata.

Al di là delle nozioni scientifiche, che chiaramente sono fondamentali, dobbiamo insegnare loro a ragionare come scienziati: ad avere una mente aperta, incline all’investigare i processi che ci circondano e a capirne i meccanismi, a risolvere i problemi, a studiare non per imparare a memoria i concetti, ma per applicare quei concetti alla vita reale. Basta guardarsi intorno e tutto ciò che ci circonda è fisica, chimica biologia... impariamo a farlo notare e diamo molto spazio alle esperienze pratiche.

Mi rendo conto che in Italia purtroppo le risorse mancano, ma molti esperimenti possono essere fatti in classe senza bisogno del laboratorio. Bisogna imparare ad andare oltre il nostro ruolo per cercare di dare quanto più possibile ai ragazzi ed appassionarli a quello che fanno. Se amiamo la scienza, se la insegniamo con passione, trasmetteremo quella passione ai ragazzi.

(a cura di Caterina Stile)

Ringrazio la dott.ssa Emilia Angelillo per la sua disponibilità a rispondere alle domande per saperepotere.it e invito i lettori a visitare la pagina Instagram emilia.science dove sono disponibili immagini e video degli esperimenti. Vi assicuro che sono in grado di tenere incollati allo schermo grandi e piccini!

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