Anziani vs giovani: il cervello si riscatta

 Le abilità cognitive negli anziani sono considerate in declino a prescindere dai diversi fattori che possono influenzarne il decorso: invecchiamento è sempre più spesso sinonimo di degenerazione. L’aumento del tasso di sopravvivenza e il miglioramento delle condizioni di vita seguono però la direzione opposta sostenendo gli interessi e le esigenze degli over 60 che sono sempre più attivi e impegnati. Il corpo e la mente subiscono scossoni più o meno forti ma non è raro trovarsi in situazioni in cui un settantenne riesca meglio di un ventenne in alcuni compiti.

Gli over 70 performano meglio dei giovani nei test cognitivi

I ricercatori Janet Metcalfe e David Friedman della Columbia University hanno sottoposto giovani e anziani a test su vari argomenti di cultura generale mentre misuravano l’attività elettrica dei loro cervelli. Età media 24 contro 74, gli anziani hanno performato meglio dei giovani.

 

Per raggiungere il limite massimo di 40 errori posto dai ricercatori, gli anziani hanno risposto a 244 domande incassando il 41% di risposte corrette in tema di cultura generale contro appena il 26% dei giovani che hanno collezionato 40 errori dopo 230 domande.

 

Il livello di fiducia nelle proprie risposte, uno dei fattori posti sotto la lente durante lo studio, è stato molto più alto per gli anziani.

Gli over 70 hanno mostrato di sapersi correggere meglio in caso di risposte sbagliate evidenziando una comprovata capacità di aggiornare le proprie conoscenze con nuove informazioni.

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L’umiltà degli anziani vince sulla presunzione dei giovani

Questi riscontri sono stati confermati anche dall’elettroencefalogramma.

Nel cervello degli anziani l’onda cerebrale che insorge quando è attivata l’attenzione in compiti cognitivi è risultata più ampia rispetto a quella disegnata dall’EEG nei giovani in particolare nei casi in cui c’era una minore fiducia nella risposta data alle domande.

Questi dati indicano che, quando non erano sicuri della risposta data, gli anziani mostravano rispetto ai giovani una maggiore attenzione alla correzione fornita dai ricercatori. Cercavano insomma di imparare dai propri errori. Secondo gli scienziati, questo comportamento è in linea con le intenzioni degli anziani di sforzarsi a cercare la verità e commettere meno errori cercando di svolgere al meglio i propri compiti. Intenzioni che probabilmente nascono sul terreno fertile delle esperienze passate e suggeriscono un impegno sempre più costante per affrontare meglio la vita.

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Esperienze e stile di vita contrastano l’invecchiamento del cervello

La ricerca condotta alla Columbia University non è la prima che pone sul ring anziani e giovani: uno studio condotto qualche anno fa al Max Planck Institute for Human Development di Berlino (COGITO STUDY) ha messo a confronto queste due età non tanto in relazione alle singole capacità cognitive quanto alla costanza delle performance ottenute nel tempo.

 

I risultati di 20 test che avevano lo scopo di analizzare memoria a breve termine, memoria episodica e velocità di processamento, hanno ancora una volta stupito i ricercatori: gli anziani hanno mostrato una minore variabilità di performance sia nell’arco delle 24 ore sia da un giorno all’altro.

Ciò non vuol dire che gli anziani siano più intelligenti dei giovani, ma sottolinea un dettaglio più che rilevante: la performance cognitiva degli anziani è più costante ovvero l’impegno che essi mettono nel processare un compito non diminuisce nel tempo al contrario dei giovani.

 

[Per contrastare il declino cognitivo legato all’età sono in atto sperimentazioni di cellule staminali da cervelli giovani a cervelli anziani. Ne abbiamo parlato qui: cellule staminali per ringiovanire il cervello.] 

Ma a cosa sono dovute le differenze tra il cervello degli anziani e quello dei giovani?

Diverse indagini hanno confermato che l’esperienza degli over 70 li rende più idonei ad applicare strategie di risoluzione dei problemi oltre al fatto che gli anziani sono più motivati, seguono una routine quotidiana equilibrata e sono emotivamente più stabili, tutti fattori che contribuiscono a migliorare le performance cognitive nel tempo.

 

Si tratta di studi condotti per la maggior parte su soggetti sani che vanno incontro a un lento declino cognitivo fisiologico – al contrario l’insorgenza di patologie neurodegenerative come l’Alzheimer accelera notevolmente il decadimento cerebrale – ma l’invecchiamento non fa più paura: seguendo una vita sana e i consigli degli esperti per mantenere il cervello in forma sarà possibile invecchiare meglio e magari togliersi qualche sassolino dalla scarpa contro la presunzione dei più giovani.

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