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CURIOSITÀ

Quanto saremo intelligenti da vecchi

quanto saremo intelligenti da vecchi

 

La corteccia cerebrale è la parte più superficiale del cervello ed è responsabile del processamento delle informazioni che arrivano dal mondo esterno sotto forma di stimoli sensoriali, nonché dell’elaborazione delle risposte motorie e delle facoltà superiori come linguaggio e pensiero. Quanto più è stimolante l’ambiente in cui si cresce tanto più si sviluppa la corteccia cerebrale aumentando in spessore. Questa relazione diventa particolarmente interessante se si considerano i risultati di autorevoli studi che dimostrano negli anziani una relazione tra lo spessore della corteccia e il normale declino cognitivo: i soggetti che dopo una certa età mantengono un buon controllo delle facoltà intellettive sono contraddistinti da un maggiore spessore della corteccia cerebrale.

 

È quindi possibile rallentare il declino cognitivo legato all’età tenendo il cervello in forma per tutta la vita? E quali attività possono avere un impatto maggiore?

 

 I ricercatori della McGill University (Montréal, Canada) in collaborazione con l’Università di Edimburgo (Regno Unito) hanno portato a termine un’indagine durata decenni su 588 individui sani sottoposti a test di intelligenza e scansione cerebrale mediante MRI a 11 anni e in seguito a 70 anni e hanno riscontrato che le abilità cognitive che si acquisiscono durante l’infanzia contribuiscono per il 70% all’associazione tra spessore della corteccia cerebrale e capacità intellettive in tarda età.

 

Gli autori dell’articolo, apparso sulla rivista Molecular Psychiatry, sottolineano che l’associazione oggetto di studio potrebbe essere in realtà il risultato di un’interazione reciproca e dinamica che dura tutta la vita. Infatti stimolando la curiosità e l’apprendimento nei bambini si fa in modo da aumentarne lo spessore della corteccia cerebrale; un maggiore spessore di questa componente d’altro canto può rendere i bambini più propensi a impegnarsi in attività stimolanti e ciò influisce di nuovo sullo sviluppo della corteccia chiudendo un circolo vizioso che, a quanto pare, mostrerebbe effetti positivi sulle capacità intellettive non solo a breve termine ma anche durante la terza età contrastando il declino cognitivo.

 

 Stimolare il cervello dei più piccoli equivale quindi a proteggerli da un invecchiamento cerebrale precoce quando saranno anziani, ma la scienza rivela che non è mai troppo tardi per tenere sveglio il cervello e i benefici si fanno sentire a ogni età. La conferma arriva dall’Università di Chicago da uno studio che ha analizzato test di memoria e pensiero eseguiti da 294 anziani ogni anno per sei anni. I volontari hanno anche dovuto rispondere a un questionario per indicare quanto tempo hanno dedicato da piccoli, da adolescenti, da adulti e da anziani alla lettura di libri, alla scrittura e in generale ad attività che stimolano il cervello. I risultati hanno messo in evidenza un diminuzione del 15% nel declino cognitivo in quei soggetti che durante la vita si sono impegnati maggiormente in questi esercitazioni.

 

Anche dedicarsi durante la vecchiaia a lettura, scrittura, enigmistica o magari ai compiti dei nipotini ha il suo impatto: il tasso di declino intellettivo di chi mantiene un’attività mentale frequente è ridotto del 32% rispetto alla media, per chi invece su questo aspetto si lascia andare la perdita di lucidità aumenta del 48%.

 

I numeri non lasciano scampo. Sebbene siano molti gli aspetti da non trascurare per mantenere un buon livello di benessere generale dell’organismo a ogni età (controllo del peso e dei valori ematici, dieta sana, attività fisica, equilibrio psicologico), l’impegno mentale non deve essere sottovalutato. In fondo è proprio il cervello la base operativa del nostro organismo e come il motore di un’auto ha bisogno che l’auto stessa mantenga buone prestazioni per potersi esprimere, così anche l’auto migliore ha bisogno di un buon motore per essere al massimo. E a volte basta davvero poco.

 

 

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