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CURIOSITÀ

Più tecnologia meno cervello

Più tecnologia meno cervello

 

Siamo la generazione dei sempre connessi, quelli che chiedono al GPS la strada di casa e cercano online la ricetta degli spaghetti aglio e olio, quelli che non usano la penna perché fanno le foto, quelli che restano fuori casa senza chiavi e ne fanno una barzelletta su whatsapp.

La tecnologia ha migliorato notevolmente le abitudini quotidiane negli ultimi vent’anni e di certo i vantaggi di avere il mondo a portata di click non sono trascurabili, ma i ricercatori mettono in guardia: se la vita sotto certi aspetti è facilitata, il nostro cervello non ha vita facile. E non si tratta di un giro di parole.

 

[Essere sempre connessi disturba anche il rapporto genitori-figli. Se la reazione dei figli grandi è all’insegna dell’indifferenza, i più piccoli rispondono con nervosismo e malessere. Ne ho parlato qui: genitori e tecnologia, quando dire basta]

 

La scoperta, neanche tanto sorprendente, arriva dal Royal Institute of Technology di Stoccolma da studi che hanno analizzato l’attività del cervello umano sottoposto a un regolare utilizzo di social media. Per comprendere i risultati di questo studio bisogna far luce su un aspetto fondamentale dell’attività del cervello, detto working memory (memoria di lavoro), introdotto per spiegare le dinamiche della memoria a breve termine.

La working memory aiuta il cervello a gestire le azioni di routine

La working memory è responsabile dell’immagazzinamento temporaneo delle informazioni nel cervello e ci permette di compiere azioni quotidiane senza una particolare concentrazione, azioni su cui normalmente non ci soffermiamo ad esempio la comunicazione (anche online).

 

Secondo gli esperti, il limite della working memory è rappresentato dal fatto che, in qualsiasi momento, essa è in grado di sostenere 3-4 elementi alla volta. Ciò vuol dire che, eccedendo con il carico di lavoro sulla working memory, si ottengono prestazioni inferiori e il cervello diventa meno efficiente nell’analizzare ciò che gli viene sottoposto.

 

Se il concetto sembra complicato, pensate al vostro pc: normalmente aprire il browser e fare una ricerca non impiega più di qualche secondo (a meno che non abbiate un pc preistorico). Ma se cercate di effettuare la stessa ricerca mentre guardate un film in streaming, scaricate una canzone da youtube, chattate su skype e controllate la vostra email vi rendete subito conto che il processo sarà più lento perché la memoria del pc sta lavorando su più fronti. Si potrebbero addirittura verificare disturbi nella visualizzazione del film o l’impossibilità di scaricare la canzone o una lentezza esasperante nell’inviare una foto in chat.

Nel nostro cervello accade lo stesso. Quando siamo impegnati, il cervello riesce a elaborare tutte le informazioni sensoriali che riceve a meno che non venga sovraccaricato e ciò vale anche quando siamo online perché chattare sui social media, visualizzare foto o filmati, controllare le email e le news sono tutte attività che richiedono l’intervento della working memory.

 

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Spegnere lo smartphone aiuta a rilassarsi migliorando memoria e apprendimento

Il ricercatore Erik Fransen, che ha guidato lo studio, afferma inoltre che essere costantemente connessi toglie al cervello il tempo necessario per le normali attività di “manutenzione” associate all’attività fisica e al relax. Contrariamente a quanto si è portati a credere, rilassarsi non è uno spreco di tempo ma un momento di fondamentale importanza durante il quale il cervello si dedica al consolidamento di tutto ciò che abbiamo appreso, alimentando memoria e apprendimento. Se si impediscono tali processi, l’efficienza di analisi sarà ancora più bassa.

[A questo proposito, ti consiglio: dormire tanto per invecchiare meglio]

 

L’era dei social media ci ha permesso di restare in contatto con chiunque in tutto il mondo eliminando le barriere fisiche della distanza, un beneficio a livello lavorativo – si pensi alle videoconferenze – così come in ambito sociale. Restare costantemente legati a pc, tablet e smatphone è però controproducente e, come sempre, è consigliato un uso moderato.

 

Conclusione? A intervalli regolari lasciate il mondo virtuale e immergetevi in quello reale: non sarà solo il cervello a beneficiarne!

[Sai che molti nuovi utenti dei social media sono over60? Ne ho parlato qui: over 60, il futuro business di Facebook]

 

 

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