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Genitori e tecnologia: quando dire basta

Genitori e tecnologia: quando dire basta

 

Totalizzanti e sempre più invadenti, smartphone, tablet e pc sono diventati parte della quotidianità relegando spesso le interazioni sociali a brevi frasi buttate lì tra una chat e l'altra.

In strada, a tavola e persino in bagno, il tempo trascorso su uno schermo è in media superiore alle due ore al giorno. E i nostri figli ne soffrono più di quanto possiamo immaginare.

Se i genitori sono più connessi, i figli diventano più nervosi.

Uno studio incrociato condotto da diversi esperti dell'Università del Michigan e dell'Illinois State University, ha sottoposto 170 genitori a un sondaggio molto dettagliato riguardo il tempo trascorso su smartphone, tablet e pc in relazione al comportamento dei figli.

È stato necessario valutare molti fattori come lo stress, la depressione, i metodi educativi e il supporto del partner, ma in linea di massima è emerso un forte legame tra l'approccio alla tecnologia da parte dei genitori e i disturbi comportamentali dei figli.

 

Tra i genitori coinvolti nell'indagine, la metà ammette che la tecnologia interrompe i momenti di condivisione familiare almeno tre volte al giorno. Solo l'11% degli intervistati dichiara di non lasciare i figli per lo smatphone.

 

Il dott. Brandon T. McDaniel, primo autore dello studio pubblicato sulla rivista Child Development, parla di "tecnoferenza" ovvero interferenza della tecnologia nel quotidiano. Non importa il tempo dedicato a smartphone e tablet: secondo gli esperti, anche solo controllare un messaggio in una chat disturba in maniera considerevole il momento che stiamo vivendo. Se, in particolare, siamo impegnati con i figli e la nostra attenzione si rivolge altrove anche solo per pochi secondi, diamo l'impressione di non essere coinvolti.

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I figli, crescendo, instaurano lo stesso rapporto con la tecnologia

I figli si comportano di conseguenza: broncio, capricci, lamenti e iperattività sono tra gli atteggiamenti più frequenti nei bambini che cercano di attirare l'attenzione.

 

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Il risultato è quello di creare un muro invisibile di incomunicabilità che rende sempre più difficile interagire con i propri figli. E quando, raggiunta l'età dell'adolescenza, saranno loro a seguire il nostro esempio rispondendo a monosillabi con gli occhi incollati allo smartphone, non avremo argomenti di replica.

 

Gli esperti precisano che saranno necessarie nuove indagini prima di poter applicare questa relazione alla pratica clinica. I risultati della ricerca, però, aggiungono altri tasselli a un ambito di studio relativamente nuovo e inesplorato.

Ad esempio, i bambini che già presentano disturbi comportamentali (come l'iperattività) necessitano di un supporto maggiore da parte dei genitori: mostrare al contrario un atteggiamento distratto e poco coinvolgente fomenta in loro irrequietezza e instabilità emotiva.

 

Dedicarsi ai dispositivi elettronici e ai figli nello stesso momento e con la stessa efficacia è impossibile. D'altronde bandire la tecnologia dal nostro quotidiano sarebbe irreale e controproducente. Il segreto, come sempre, resta nell'equilibrio: dedicare il giusto tempo ai figli, al lavoro e al divertimento evitando che un aspetto prevarichi sull'altro contribuirà a rendere felici i più piccoli.

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