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I giovani e le opinioni altrui

 

 I giovani, si sa, si piacciono.  Nell’era dei selfie e dei “mi piace” l’importanza dell’aspetto fisico nei ragazzi sembra molto amplificata ma in realtà si tratta di un fattore che da sempre impegna la mente e il corpo di chi si sente improvvisamente uomo o donna. È soltanto uno dei cambiamenti tipici di quest’età e procede di pari passo con l’affermazione dell’indipendenza, il rifiuto delle regole, la maturazione sessuale, gli sconvolgimenti nelle relazioni sociali. Ognuno di questi aspetti trova una sua spiegazione nei processi biologici e psicologici che arrivano come un urugano per devastare l’infanzia e lasciare spazio all’età matura e gli scienziati elaborano sempre nuovi esperimenti per cercare di spiegare cosa realmente accade nel corpo e nella mente dei giovani.

 

Una nuova indagine condotta da un team di ricercatori dell’Università di Harvard (Massachussetts) si è proposta di studiare le reazioni cerebrali dei giovani nei momenti in cui sentono di essere osservati.

 

L’esperimento, molto divertente, ha coinvolto 69 partecipanti tra gli 8 e 23 anni ai quali è stato chiesto di valutare una nuova videocamera posta nello scanner per la risonanza magnetica funzionale (un casco posto sulla testa che permette di osservare l’attività cerebrale “in vivo” ossia sul cervello in funzionamento). Su uno schermo di fronte ai ragazzi veniva indicato se la telecamera era spenta, in accensione o accesa ed essi erano consapevoli che quando la telecamera era accesa un loro coetaneo poteva osservarli da un monitor in un’altra stanza. Piccolo particolare: nel casco in realtà non c’era nessuna telecamera.

 

I risultati hanno confermato le aspettative dei ricercatori: nei momenti in cui i ragazzi credevano di essere osservati, sono stati effettivamente riscontrati cambiamenti nell’attività cerebrale sotto forma di risposte emotive di autoconsapevolezza a causa dall’attivazione della corteccia prefrontale mediale (che regola il controllo cognitivo) e una maggiore comunicazione tra quest’area e lo striato ventrale (che regola azioni e comportamenti motivati). La sorpresa è nata però dalla constatazione che tali eventi si verificavano anche nel momento in cui la (falsa) telecamera era in accensione ovvero i ragazzi – e i loro cervelli – erano influenzati nel loro comportamento già mentre “si preparavano” a essere osservati.

 

La corteccia prefrontale e lo striato ventrale sono quindi attivi quando ci si sente osservati (quando sentiamo il tipico imbarazzo o l’euforia di stare sotto i riflettori) ma nei giovani questo effetto è più forte: è stato infatti provato da precedenti studi che l’attività cerebrale dello striato ventrale raggiunge il picco proprio nell’età dell’adolescenza. Una maggiore comunicazione tra le due regioni del cervello (come dimostra questo studio) potrebbe inoltre far luce sul perché le opinioni degli altri e soprattutto dei coetanei possano influenzare a tal punto i giovani da farli sentire “autorizzati” ad assumere in alcuni casi atteggiamenti pericolosi. L’attività dello striato nei giovani è infatti  associata anche a una maggiore tendenza ad assumere comportamenti rischiosi.

 

Un’aumentata reattività cerebrale potrebbe quindi spiegare le motivazioni di alcuni atteggiamenti scagionando i ragazzi dalle costanti accuse mosse dagli adulti. Giustificarli in virtù di cambiamenti fisiologici però non è sufficiente: è dimostrato infatti che il controllo dei genitori durante l’età dell’adolescenza può in un certo qual modo ridurre gli effetti negativi di un’eccessiva attività dello striato ventrale. Ad esempio, una curiosa indagine ha confermato che se i giovani sono al volante con accanto la mamma il loro cervello si abitua a guidare meglio rispettando le regole della strada.

 

La convergenza dei risultati ottenuti finora con diversi esperimenti è incoraggiante e conferma l’influenza positiva che il controllo parentale può avere sui giovani. È vero che, quanto a confronto e giudizi, il parere dei genitori viene sempre snobbato perché “i tempi sono cambiati” e i coetanei ne sanno di più, ma aiutare i propri figli sin da piccoli a coltivare la giusta dose di autostima può allontanare lo spettro della dipendenza dalle opinioni altrui e far germinare in loro i semi robusti della consapevolezza di sé.

 

 

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