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CONOSCI TUO FIGLIO

I see you!

I see you!

 

La corteccia cerebrale, cioè la parte più esterna di quello che comunemente chiamiamo cervello, è una struttura molto complessa che regola importanti funzioni tra le quali l’elaborazione degli stimoli sensoriali (quelli provenienti dai cinque sensi) e la coordinazione del movimento. Lo studio di questa struttura con strumentazioni sempre più sofisticate ha permesso di disegnare una mappa somatotopica ovvero una rappresentazione schematizzata delle diverse zone della corteccia in base alla funzione che regolano. Un’area ad esempio si accende quando si muove una gamba, un’altra per il braccio e così via. Se una regione cerebrale viene danneggiata, si perde sensibilità e/o movimento nella struttura anatomica associata.

 

 Un interessante studio di qualche anno fa ha dimostrato che le aree cerebrali non si attivano soltanto per organizzare e coordinare i propri gesti ma anche se semplicemente si osserva qualcun altro compiere un movimento. Per rendere semplice il concetto facciamo un esempio. Quando alziamo il braccio destro si attiva nel nostro cervello una zona della corteccia che per semplicità chiameremo A. Se teniamo fermo il nostro braccio ma di fronte a noi c’è una persona che alza il suo braccio destro, la nostra corteccia A si attiverà ugualmente, come se fossimo noi stessi a compiere il gesto.

 

I ricercatori dell’Università di Washington e della Temple University di Philadelphia si sono chiesti se accade lo stesso nei bambini. Per questo motivo 70 piccoli di 14 mesi sono stati sottoposti a elettroencefalogramma per rilevare l’attività cerebrale durante il movimento di mani o piedi.

 

Durante lo studio i bambini, seduti sulle gambe di un genitore, hanno semplicemente osservato uno sperimentatore che toccava con la mano o con il piede una palla posta su un tavolino che al contatto suonava musica e lanciava coriandoli.

 

I risultati dell’esperimento hanno confermato ciò che i ricercatori si attendevano: quando lo sperimentatore toccava la palla con la mano, nel cervello dei bimbi si illuminava l’area della corteccia che coordina il movimento della mano e lo stesso accadeva usando il piede anche se i bambini non eseguivano alcun movimento.

 

Esiste quindi un meccanismo ben preciso di imitazione che facilita l’apprendimento.

 

Ciò che però distingue lo studio sugli adulti da quest’ultimo eseguito sui bambini è l’evidenza che a 14 mesi i più piccoli non sanno come muovere mani e piedi, anzi non sono neanche ancora capaci di riconoscere le mani e i piedi e comprenderne la funzione quindi ciò che accade nel loro cervello è del tutto inconsapevole e indipendente dalla loro volontà. In sostanza, guardando un adulto muovere la mano, nel cervello dei più piccoli si attiva la corteccia relativa a quel movimento anche se non  sono loro a compiere il gesto, non sanno cosa sia la mano e non si rendono conto di possederne una, anzi due.

 

J.Saby, studente di Psicologia e primo autore dell’articolo, afferma che le azioni che i bambini osservano in altre persone sono proiettate sul loro stesso corpo ovvero il sistema nervoso li collega in maniera diretta agli altri mediante processi di imitazione e legame socio-emotivo e questo fa sì che sia più semplice per loro riprodurre le stesse azioni.

 

 Come dicono i ricercatori: “I bambini ci guardano e vedono se stessi”. Ecco perché l’esempio degli adulti è tanto importante!

 

 

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