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Mani sul volante e piede sul freno se accanto c'è la mamma

mani sul volante e piede sul freno se accanto c'è la mamma

 

L’adolescenza, più di qualsiasi altra età, è associata al piacere del rischio ma non si tratta di una convinzione astratta: autorevoli ricerche dimostrano infatti che il cervello dei giovani presenta un aumento dell’attività cerebrale di una regione chiamata striato ventrale che regola la soddisfazione legata alle ricompense. In sostanza, lo striato ventrale si attiva quando riceviamo una ricompensa e ci fa sentire soddisfatti. La propensione al rischio è associata a questa sensazione –  infatti si rischia di più in vista di soddisfazioni maggiori – e il fatto che questa regione del cervello sia più attiva negli adolescenti spiega perché a quindici anni si è molto più propensi ad assumere maggiori rischi in vista di situazioni potenzialmente gratificanti.

 

 Un team di ricercatori dell’Università dell’Illinois ha approfondito questo aspetto comportamentale monitorando il flusso sanguigno al cervello di giovani volontari che hanno eseguito un test di guida simulata prima da soli poi con accanto la propria madre.

 

I risultati sono stati rilevanti più a livello cerebrale che comportamentale. Infatti quando sono soli al volante, i ragazzi sono molto più propensi a prendere decisioni rischiose che considerano gratificanti come attraversare un incrocio quando il semaforo è giallo mentre, quando la mamma è accanto, nella stessa situazione il piede preme sul freno. Ma di questo non ci si stupisce.

 

Quello che davvero sorprende di questo studio è il riscontro di ciò che avviene nel cervello: quando i ragazzi sono soli e ignorano il semaforo giallo, il flusso sanguigno nello striato ventrale aumenta considerevolmente indicando una maggiore attivazione di quest’area ma lo stesso non accade nella guida in presenza del genitore dove la percentuale di scelte rischiose registrate scende dal 55 al 45%, un effetto più che rilevante. Inoltre in questo secondo caso i ricercatori hanno evidenziato l’attivazione anche della corteccia prefrontale, una regione del cervello che regola il controllo cognitivo e che invece non è coinvolta quando i ragazzi guidano da soli.

 

 Questo vuol dire che l’unico modo per evitare scelte rischiose al volante sia piazzarsi in auto ogni volta che i nostri figli escono? Assolutamente no. Anzi, i ricercatori asseriscono che i risultati dello studio non rappresentano una mera constatazione dei fatti ma uno strumento in più nelle mani dei genitori per educare i ragazzi a una guida più prudente. Infatti, più che il riscontro temporaneo legato al momento in cui la madre è fisicamente presente nell’abitacolo, gli esperti sottolineano l’importanza degli effetti a lungo termine dell’interazione genitore-figlio: la riduzione dell’attività dello striato ventrale (e quindi dell’effetto gratificante del rischio) nonché l’intervento della corteccia prefrontale associata ai meccanismi di controllo consapevole sono due eventi che modellano il modo stesso in cui il ragazzo sta ragionando e si sta rapportando al rischio. Si tratta di meccanismi che “abituano” il cervello a guidare in maniera più sicura.

 

 È quindi importante la presenza dei genitori soprattutto nei primi mesi al volante quando i ragazzi non hanno ancora stabilito un proprio stile di guida ma, dato che gli atteggiamenti rischiosi dei più giovani non si limitano solo a questo ambito, sembra sia prudente seguirli e influenzarli un po’ di più con la consapevolezza che quel controllo che loro sentono tanto opprimente è in realtà uno dei pochi strumenti veramente efficaci che un genitore può utilizzare per consolidare nei propri figli atteggiamenti prudenti e responsabili.

 

 

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