Il Processamento del suono

 La musica è una componente fondamentale della nostra vita: è in grado di influenzare l’umore e suscitare emozioni, fa riaffiorare ricordi, aiuta nello sport e nella socializzazione. Il processamento del suono è un fenomeno molto complesso che caratterizza diverse specie animali e, secondo una recente ipotesi, ciò che accade quando il cervello analizza i suoni sarebbe il risultato di un percorso evolutivo molto interessante.

Una teoria evolutiva per il suono

La teoria formulata dal fisico Matz Larsson dell’Orebro University Hospital (Svezia) si basa sul presupposto che l’apprendimento del linguaggio, considerato un tratto musicale, si sia evoluto nel corso dei secoli anche per la necessità di analizzare i suoni dell’ambiente circostante. Questo concetto nasce da un esempio semplice quanto concreto: quando due persone camminano insieme per strada, il passo tende a diventare sincrono in maniera inconsapevole.

 

Le ragioni potrebbero essere diverse ma, secondo il dott. Larsson, se il passo di due persone è ritmico ci sono dei silenzi tra un passo e l’altro che permettono di conversare più facilmente.

Se trasliamo questo concetto in ambito evolutivo, è possibile supporre che gli animali abbiano sviluppato una sincronicità nei movimenti di gruppo per rendere più semplice l’analisi dei fattori ambientali, in particolare del suono. Se, al contrario, il movimento di un gruppo di animali è completamente scoordinato, invade tutto lo spazio acustico complicando la percezione.

I fattori che influenzano il processamento del suono

Qualunque sia la causa evolutiva che rende alcune specie animali predisposte al talento musicale, è ormai comprovato che la musica provochi importanti cambiamenti a livello cerebrale.

Una recente ricerca ha permesso di effettuare una misura del processamento del suono nel cervello umano con una precisione senza precedenti. Lo studio, guidato dalla dott.ssa Nina Kraus, direttrice del Laboratorio di Neuroscienze alla Northwestern University (Illinois), è stato condotto misurando l’elettricità del cervello durante l’ascolto di parole o musica mediante l’utilizzo di sensori attaccati alla testa dei partecipanti.

Attraverso i numerosi test effettuati, la dott.ssa Kraus è stata in grado di confermare che:

 

  • l’abilità di processamento del suono dipende da un vasto range di fattori che comprendono in particolare saper suonare uno strumento, imparare una nuova lingua, invecchiare, essere affetti da disordini del linguaggio o perdita dell’udito
  • chi suona uno strumento per hobby ha una migliore capacità di ascoltare e distinguere determinati suoni (ad esempio la voce di un amico) in ambienti rumorosi
  • il fattore economico e il livello educativo della madre influenzano la capacità di un bambino di processare i suoni
  • il modo in cui i bambini in età prescolare processano il suono predice la futura abilità di lettura

 

Processamento del suono e salute del cervello

Secondo la dott.ssa Kraus il processamento del suono, che è uno dei compiti più complessi a cui è sottoposto il cervello, può essere considerato a tutti gli effetti un marker neurologico per patologie che coinvolgono difficoltà linguistiche come dislessia e autismo.

Inoltre questo meccanismo può essere un indicatore di salute del cervello: non è raro riscontrare infatti negli anziani una maggiore difficoltà nel riconoscere voci familiari in ambienti rumorosi.

[Leggi anche: 10 consigli per un cervello in forma]

Analizzare quindi la capacità di ognuno di processare il suono, potrebbe rendere possibile individuare in maniera tempestiva l’eventuale insorgenza di difficoltà a sfondo linguistico e permettere di intervenire con protocolli mirati per ottenere risultati migliori.

 

 

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