Prevenire l'Alzheimer: attività fisica per il cervello

La professoressa Wendy Suzuki spiega tre motivi per i quali l'attività fisica potenzia il cervello e aiuta a prevenire Alzheimer e demenza senile.

Wendy A. Suzuki, professoressa di Neuroscienze e Psicologia alla New York University, ha sperimentato su se stessa la relazione tra attività fisica e plasticità cerebrale. Come spiega nel suo libro Happy brain, fino a quarant'anni è stata sposata con la sua professione: diversi i riconoscimenti ottenuti in ambito scientifico a discapito però dell'aspetto fisico e della vita sociale. Come spesso accade, chi ama il proprio lavoro finisce con il dimenticare di essere una donna o un uomo e trascura non solo le relazioni ma anche, purtroppo, se stesso.

Ad un certo punto, Wendy dice basta. La carriera è importante ma la vita privata anche. Si iscrive in palestra, perde dieci chili e rafforza le relazioni personali. Il suo approccio alla vita è cambiato ma, in fondo, lei resta una scienziata e comincia a porsi qualche domanda quando si rende conto che con lo sport non è migliorata solo la sua vita privata ma anche la sua capacità lavorativa. Questi dubbi la convincono a spostare la sua attenzione, come ricercatrice, sugli effetti dell'attività fisica sul cervello.

La letteratura scientifica insegna che l'attività fisica, se praticata con costanza, migliora l'umore e potenzia le attività di memoria e attenzione del cervello.

Wendy Suzuki ha passato in rassegna gli studi condotti fino ad allora e ha continuato a indagare nel suo laboratorio fino a giungere a una conclusione importante: l'attività fisica costante non solo provoca uno stato di benessere psico-fisico immediato ma ha anche un effetto positivo sul nostro cervello allontanando lo spettro della demenza senile nel lungo termine.

L'attività fisica è la cosa più "trasformativa" che possiate fare per il vostro cervello oggi, per tre ragioni (W. Sukuzi)

Scopriamole insieme.

1. L'attività fisica comporta un effetto immediato su corpo e cervello

Ogni volta che andiamo in palestra o ci alleniamo o facciamo lunghe passeggiate a passo sostenuto, il nostro corpo reagisce in maniera positiva: aumentano la respirazione e il battito cardiaco, i muscoli si rafforzano, migliora l'umore.

Ma cosa accade nel nostro cervello? Un singolo allenamento aumenta nell'immediato i livelli di alcuni neurotrasmettitori (le molecole rilasciate dalle cellule del cervello per comunicare) come dopamina, serotonina e noradrenalina. Questi neurotrasmettitori, al contrario di altri, agiscono sul cervello e sull'intero organismo come una spinta positiva e migliorano l'umore con l'effetto di farci sentire stanchi ma soddisfatti.

Non solo. L'attività fisica ha importanti conseguenze anche sull'attività del cervello: un singolo allenamento può migliorare la nostra capacità di focalizzare l'attenzione su ciò che facciamo (quindi anche sul lavoro) e questo effetto dura per almeno due ore. Anche i tempi di reazione aumentano con l'attività fisica il che, come afferma la professoressa Suzuki, è fondamentale quando si tratta di afferrare il caffè al distributore!

La capacità di focalizzare l'attenzione è dovuta a una regione del cervello chiamata corteccia prefrontale che si trova a livello della fronte. È una regione cerebrale molto sviluppata soprattutto nell'uomo ed è coinvolta nei processi cognitivi superiori come il ragionamento, l'intuizione, la risoluzione dei problemi e l'attenzione.

L'attività fisica provoca cambiamenti strutturali in questa regione del cervello: si tratta di un aumento di volume che corrisponde a un aumento di neuroni e sinapsi. Il risultato? Un potenziamento di tutte le funzioni regolate da quest'area. E non è poco.

2. L'attività fisica aumenta il volume dell'ippocampo nel cervello

La corteccia prefrontale non è l'unica regione cerebrale ad essere coinvolta nell'attività fisica. L'ippocampo, un'area che si trova in profondità nel cervello e in entrambi gli emisferi, è coinvolto nella memoria e nell'apprendimento. L'attività fisica costante influisce in maniera positiva sulle dimensioni e lo sviluppo dell'ippocampo e quindi garantisce un rafforzamento della memoria a lungo termine.

L'ippocampo è collegato alla corteccia prefrontale attraverso complesse reti di neuroni che trasmettono le informazioni da essa elaborate: tutto ciò su cui riflettiamo, ragioniamo, i calcoli, i pensieri, la ricerca di soluzioni passano dalla corteccia prefrontale all'ippocampo dove vengono rielaborate, spezzettate e ricomposte in relazione ai ricordi precedenti. Per ogni informazione ricevuta, l'ippocampo elabora il contesto spazio-temporale e le tante associazioni di ogni ricordo fissandolo nella cosiddetta memoria a lungo termine (qui puoi leggere i dettagli).

Diversi studi hanno dimostrato in maniera inconfutabile che l'attività fisica costante aumenta il volume dell'ippocampo con conseguente miglioramento di tutte le attività connesse alla memoria e all'apprendimento.

3. Prevenire l'Alzheimer, o quantomeno rallentarne la corsa, è possibile attraverso un'attività fisica costante

Gli effetti positivi dell'attività fisica sul cervello sono ormai riconosciuti dalla comunità scientifica. La professoressa Wendy Suzuki ha approfondito i suoi studi in questo campo ed evidenzia come le modifiche al cervello siano non solo funzionali ma anche e soprattutto strutturali. E ciò è di fondamentale rilevanza quando si parla di declino cognitivo.

Le ricerche condotte finora riguardo le varie forme di demenza, in particolare l'Alzheimer, confermano il coinvolgimento di due aree del cervello legate alla memoria: la corteccia prefrontale e l'ippocampo. Con il trascorrere del tempo, queste aree cerebrali subiscono una fisiologica riduzione del loro volume: i neuroni si atrofizzano e le connessioni sinaptiche si riducono con le conseguenze che tutti i giorni sperimentano gli anziani.

Numerosi studi dimostrano che mantenere il cervello in forma allenandolo con la lettura costante, l'apprendimento di nuove attività (come suonare uno strumento musicale) o svolgere parole crociate ha l'effetto di aumentare il volume di queste aree del cervello a qualsiasi età (anche se iniziare da piccoli fornisce un vantaggio notevole).

Le ricerche più recenti affiancano a queste pillole anti-invecchiamento anche l'attività fisica: allenarsi in maniera costante aumenta le dimensioni della corteccia prefrontale e dell'ippocampo.

Come può questo proteggerci dal declino cognitivo legato all'età e prevenire l'Alzheimer?

L'invecchiamento agisce sul nostro cervello riducendo le aree cerebrali e le connessioni tra i neuroni. È del tutto normale, ma alcune patologie come l'Alzheimer, si accaniscono contro i neuroni delle regioni legate alla memoria e all'apprendimento velocizzando in maniera drastica questo processo.

Allenare il cervello mantenendolo attivo e introdurre nella nostra vita l'attività fisica costante contribuisce a rendere la corteccia prefrontale e l'ippocampo più estesi e più connessi e quindi più forti nel contrastare l'avanzare dell'invecchiamento.

L'attività fisica non è un antidoto alla demenza senile né ci dà la certezza di riuscire a prevenire l'Alzhiemer ma rappresenta un mezzo fondamentale per allungare i tempi di comparsa dei sintomi, mantenere le funzioni cognitive più a lungo e permettere al cervello di contrastarne gli effetti in maniera migliore.

Qual è la dose "minima" di allenamento necessaria per ottenere benefici sul cervello?

La professoressa Suzuki sottolinea che non è possibile al momento individuare una durata di allenamento che vada bene per tutti: in gioco ci sono numerosi fattori come l'età, il peso corporeo, le condizioni di salute, il background genetico, ma i suoi studi si concentrano proprio sull'individuazione di un programma personalizzato da poter poi collegare a gruppi omogenei di soggetti.

Secondo le ricerche finora condotte, Wendy Suzuki consiglia un allenamento aerobico per 3 o 4 volte a settimana dedicando almeno 30 minuti ad ogni sessione. Questa è la dose minima che permette di ottenere benefici sul corpo e sul cervello.

Si tratta di un consiglio gratuito e facile da attuare: non è necessario iscriversi in palestra (basta una corsa al parco) ma è fondamentale che l'impegno sia il più possibile costante. E se proprio non siete dei patiti per l'attività fisica, pensate che al termine di ogni allenamento il vostro cervello sarà più forte e manterrà la sua potenza più a lungo: è questa una motivazione molto forte che potrebbe fare di voi degli sportivi integerrimi!

(Caterina Stile)

SITOGRAFIA

https://www.ted.com/talks/wendy_suzuki_the_brain_changing_benefits_of_exercise?utm_campaign=social&utm_medium=referral&utm_source=linkedin.com&utm_content=talk&utm_term=science#t-185544

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